Sito ufficiale di Alessio D’Amato

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La persona ‘al centro’ cura, assistenza e benessere diffuso

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”

Art. 32, Costituzione italiana

 

“La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”

Art. 31, Costituzione italiana

 

“Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale”

Art. 38, Costituzione italiana

Questi anni ci hanno fatto riscoprire il valore della Sanità e del Welfare pubblici. L’importanza centrale nello stesso “essere comunità” di uno Stato che garantisca salute e assistenza alle proprie cittadine e ai propri cittadini. Noi ci crediamo da anni. E lo si è visto nella capacità di risposta al Covid-19, nel modo in cui il mondo della Sanità, insieme ai volontari della Protezione Civile e del Terzo Settore, si è messo in moto per dare sicurezza agli abitanti del Lazio. Ma insieme a questo ci sono i risultati ottenuti sul piano della qualità delle cure in cui siamo molto al di sopra dei livelli standard di livello nazionale. Uno sforzo in cui abbiamo tenuto sempre presente l’esigenza di equità quale criterio guida nella ridefinizione delle attività assistenziali. 

E lo stesso può dirsi per il Welfare. Anche qui, in un momento che per molti è stato difficilissimo, siamo stati in prima linea. Con azioni per contrastare la povertà, per dare assistenza agli anziani, per sostenere le persone non autosufficienti e le loro famiglie. 

È qui, oggi, uno dei cardini del ‘fare amministrazione’, qui che il settore pubblico è chiamato al suo sforzo più grande. Ne siamo consapevoli, così come siamo consapevoli della dimensione dell’impegno se vogliamo affrontare e risolvere i nodi di fronte a noi. È un lavoro che nei prossimi anni non farà che aumentare. Contrastare le diseguaglianze, la nostra priorità, ha qui la sua prima fermata: una Sanità pubblica efficiente e giusta e un Welfare attento e capace di dare assistenza a chi ne ha bisogno. Perni essenziali del costruire comunità.

 

La nuova rete ospedaliera

La rete ospedaliera del Lazio è in espansione. Per i nuovi ospedali stiamo investendo 949 milioni di Euro. Oggi ci sono 6 nuovi ospedali in progettazione e costruzione – ad Amatrice, ad Acquapendente, a Rieti, a Formia, a Latina e a Tivoli. E oltre a questo ci sono due grandi ampliamenti in corso – quelli del Sant’Andrea di Roma e dell’ospedale Belcolle di Viterbo. Lavori che servono a rafforzare la rete del Lazio e, insieme, a bilanciare l’offerta dei servizi della Regione tra Roma e province. Per questo studieremo anche la fattibilità per la realizzazione di un ospedale della media valle del Tevere. Perché i diritti delle cittadine e dei cittadini del Lazio debbono essere uguali: a partire dalla Sanità.

 

Investire sulla rete esistente: ammodernamento e tecnologia

I prossimi anni vedranno il più imponente piano di investimenti mai realizzato sulla rete ospedaliera regionale. 2,8 miliardi di euro per l’ammodernamento, la messa in sicurezza e l’acquisto di nuove tecnologie. A queste risorse si aggiunge una specifica misura del PNRR, dedicata al parco tecnologico e digitale ospedaliero che garantisce ulteriori 347 milioni di euro. Risorse preziose che ci permetteranno ospedali all’avanguardia, grazie all’acquisto di strumentazioni diagnostiche di ultima generazione (Tac, Rmn, ecografi, elettrocardiografi).

 

La medicina di territorio: vicini per garantire il diritto alla salute

Un’altra rivoluzione in corso nella sanità del Lazio è quella della medicina territoriale. Anche qui sono i numeri a spiegarla. 36 Ospedali di Comunità, 135 Case della Comunità, 59 Centrali operative territoriali sono destinati a popolare il nostro territorio, ad essere porte di accesso ai servizi sanitari e luoghi dell’integrazione socio-sanitaria e di intervento sociale. È qui che si gioca la sfida della medicina di prossimità. Il nostro obiettivo è coniugare cure migliori e una nuova dimensione di territorio e di comunità. Un modo concreto per “non lasciare indietro nessuno”.  

La rete territoriale sarà riorganizzata anche ampliando per quanto possibile le prestazioni sanitarie erogabili dalle farmacie e rilanciando la figura del medico di famiglia – al quale ormai troppo spesso i cittadini si rivolgono solo per certificazioni e ricette – e che deve, invece, riassumere un ruolo cardine nell’assistenza territoriale. Ambulatori con servizi infermieristici faranno parte del progetto.

 

Rafforzamento dell’assistenza domiciliare e Piano Strategico per la Telemedicina

Rendere più efficiente l’assistenza domiciliare è un lavoro che abbiamo impostato e che rappresenta una traiettoria essenziale dei prossimi anni. Significa permettere alle persone di stare a casa in momenti chiave della loro vita, significa usare al meglio le risorse ospedaliere che abbiamo. L’offerta assistenziale domiciliare integrata nella regione Lazio ha raggiunto nel 2021 il 2,8% della popolazione anziana residente. Il nostro obiettivo è arrivare al 10%, coinvolgendo 126.000 persone. In quest’ottica, dopo la sperimentazione di questi anni, la telemedicina diverrà sempre più un perno della sanità nel Lazio. Già nel 2017 la nostra Regione era tra le prime 4 in Italia per l’offerta di servizi di sanità digitale. Faremo di più. In questi anni abbiamo investito sulla digitalizzazione dei processi e dei sistemi informativi, attivato  servizi di telesorveglianza e telemonitoraggio per i pazienti COVID-19 che hanno garantito tele-assistenza a decine di migliaia di pazienti. Il nuovo Data Center regionale, e l’efficacia che ha dimostrato nel contrasto al Covid 19, ci dicono delle possibilità che abbiamo in questo segmento. Per questo ci doteremo di un “Piano Strategico per la Telemedicina”: per migliorare i servizi, farli conoscere, sviluppare nuova imprenditorialità su un tema in cui le nostre startup possono dare un contributo cruciale al miglioramento della vita delle cittadine e dei cittadini. 

 

Piano “Svuota Pronto Soccorso” 

Medicina di territorio e assistenza domiciliare avranno un ulteriore effetto positivo: ridurre la pressione sulla nostra rete dell’emergenza. È l’occasione per fare dei Pronto Soccorso luoghi salvavita con servizi erogati in maniera appropriata. A questo sarà dedicato il piano “Svuota Pronto Soccorso”. Lo attueremo con la stessa determinazione e le stesse capacità di programmazione ed attuazione dimostrate durante la pandemia. È qui la porta di ingresso alla Sanità pubblica: e deve essere sempre aperta, per tutti.

 

Azzeramento delle liste d’attesa

In tutta Italia l’emergenza Covid ha portato ad insopportabili ritardi nell’erogazione delle prestazioni “ordinarie”. Nel 2021, con un Piano di recupero delle liste di attesa, abbiamo recuperato oltre il 98% delle prestazioni non erogate durante il confinamento sociale dell’anno precedente. Per aggredire i ritardi, nel 2022 abbiamo approntato un secondo Piano. Un impegno di risorse significativo a favore delle aziende sanitarie e ospedaliere della regione, con specifici criteri e precisi obiettivi. È questa la linea di intervento straordinario che seguiremo nei prossimi anni, sino alla completa soluzione di questo problema che colpisce le persone più fragili. Una direzione di marcia in cui saremo aiutati anche dalla tecnologia grazie agli investimenti del PNRR sul fascicolo sanitario elettronico e sulla tessera sanitaria elettronica, che permetteranno una maggior velocità nelle prestazioni, soprattutto nei casi di emergenza.

 

La sanità equa e accessibile

L’equità di accesso alle cure è un tema centrale delle politiche pubbliche. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, ancora oggi le condizioni sociali, economiche o culturali delle persone determinano il ventaglio e la qualità delle prestazioni sanitarie di cui possono disporre.

In questi anni ci siamo impegnati per ridurre le differenze di accesso alle prestazioni sanitarie in relazione alla posizione socioeconomica e al titolo di studio e abbiamo finalmente registrato un’inversione di tendenza. Negli ultimi dieci anni, ad esempio, il nostro sistema è riuscito a raddoppiare l’accesso all’angioplastica alle vittime di infarti gravi (dal 30% al 59%). E, se nel 2012 il ricorso a questa tecnica era appannaggio soprattutto dei cittadini con un alto titolo di studio (il 35%, a fronte del 26% di quelli con un livello inferiore), oggi le proporzioni sono ribaltate (rispettivamente, al 57% e al 60%). La tempestività di questi interventi ha significato, in valori assoluti, la possibilità di salvare oltre 1.300 individui vittime di infarto del miocardio. Un esempio efficace del nostro modo di lavorare e intendere la sanità pubblica.

Per questo abbiamo istituito un Gruppo di lavoro regionale per l’equità e la medicina di genere e avviato un percorso volto a promuovere, nelle Aziende Sanitarie, una sensibilità diffusa sull’equità quale criterio guida nella ridefinizione delle attività assistenziali. Continueremo su questa strada per garantire a tutti, senza differenza alcuna, una sanità di qualità, equa e accessibile.

 

Aumento delle prestazioni LEA

Dieci anni fa il sistema sanitario del Lazio era il peggiore d’Italia. C’era il più alto disavanzo nazionale, circa due miliardi, e i livelli di assistenza erano nettamente al di sotto delle soglie minime stabilite dallo Stato. Tutto questo è il passato. Oggi il disavanzo sanitario è un problema superato e l’ultima rilevazione del ministero della Salute indica il superamento di tutti gli ambiti di qualità delle prestazioni (prevenzione, territorio, ospedale). Solo negli ultimi 5 anni siamo passati dal valore di 152 del 2013 al 225 del 2022. Numeri ufficiali, che dicono con chiarezza del miglioramento dei servizi ai cittadini del Lazio. La fine del commissariamento è frutto di questa inversione di rotta. Nei prossimi anni terremo alta la guardia sulla qualità delle prestazioni: non possiamo tornare indietro.

 

Investimenti sul personale sanitario

L’uscita dal commissariamento dopo dodici anni ha permesso il superamento del blocco del turn over – che significava una persona assunta ogni dieci che uscivano dal sistema sanitario. È stato così possibile riaprire la stagione delle assunzioni in sanità. Solo tra il 2018 e l’inizio del 2022 sono state 5500 le nuove assunzioni, un valore doppio rispetto alla media nazionale. Una tendenza ben precisa che dovrà continuare nel futuro: sia in dialogo con il governo per aumentare le risorse destinate al personale, sia con l’impegno per la stabilizzazione dei circa 5000 precari della sanità secondo le linee del Protocollo d’Intesa finalizzato nel novembre del 2022. Un passaggio essenziale per ridurre le liste d’attesa e potenziare la sanità territoriale.

Occorre intervenire anche a livello manageriale, sollevando i primari dalle attività strettamente organizzative in modo che possano tornare a tempo pieno alla visita e alla cura dei pazienti. È possibile creando una struttura di staff alle direzioni generali che si occupi di organizzazione e controllo di gestione e che, sentiti i professionisti, gestisca direttamente gli aspetti organizzativi utilizzando gli strumenti informatici e le tecnologie necessarie. Sosterremo gli investimenti in tecnologie e i passi organizzativi che andranno anche in questa direzione.  

 

Pazienti del Lazio negli ospedali del Lazio: una regione sempre più attrattiva

Il miglioramento del nostro sistema sanitario nel rispondere ai bisogni della popolazione è evidente. Dal 2016 ad oggi, grazie al potenziamento delle prestazioni – in particolare quelle di alta complessità – il saldo negativo che lo ha lungamente caratterizzato è stato invertito: se nel 2016 pagavamo 68 milioni di euro ad altri sistemi sanitari regionali per prestazioni erogate ai nostri pazienti, nel 2021 abbiamo ricevuto pagamenti per 34 milioni, a rappresentare una capacità di risposta anche a favore di cittadini provenienti da altre regioni. La linea di azione per il futuro è chiara: i cittadini del Lazio troveranno qui tutte le risposte ai loro bisogni di cura. 

 

Prendersi cura dei bambini, da ovunque vengano: la nuova sede dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù nell’ex ospedale Forlanini
Il Bambino Gesù è un’eccellenza scientifica della nostra regione. Un centro che contribuisce a collocare il Lazio nel mondo della medicina mondiale e, allo stesso tempo, un campione di solidarietà ed accoglienza. Per questo negli anni scorsi la collaborazione è stata fitta, con iniziative come la realizzazione del più grande centro italiano di Cure Palliative Pediatriche a Passoscuro (Fiumicino).  

Nei mesi scorsi il Bambino Gesù ha aperto un confronto col governo nazionale e regionale per il progetto di trasferimento all’ex ospedale Forlanini della propria storica sede del Gianicolo a Roma. Un trasferimento che nasce dall’esigenza di assicurare l’elevato livello di cure e accoglienza che l’Ospedale offre. 

La nostra Regione sosterrà con forza questo progetto confrontandosi con il governo nazionale per renderlo possibile e sostenibile. 

Si tratta di un progetto che restituirà il Forlanini alla propria storica vocazione sanitaria, creerà nuovi posti di lavoro e consentirà sinergie mediche e di ricerca con i vicini ospedali S.Camillo e Spallanzani. Si darà vita ad una nuova ‘Città della Salute’ – pubblica, di dimensioni europee e di grande valore sanitario – e, insieme, sarà salvaguardato il patrimonio architettonico del Forlanini e il suo parco sarà reso accessibile a tutti i cittadini. Oltre a questo, le aree non utilizzate dal progetto saranno destinate a progetti che metteranno in risalto la natura di bene comune e pubblico di questo Ospedale, patrimonio della nostra storia e della sua tradizione medica. 

 

Nuovi investimenti sui consultori

Siamo tornati a investire sui consultori. Non solo abbiamo garantito la loro sopravvivenza, ma abbiamo lavorato per nuove aperture. Oggi sono 134 in tutta la regione. Nei prossimi anni continueremo in questa direzione, a partire dal progetto per la ‘Promozione del benessere della persona attraverso l’accesso ai Consultori Familiari’ già approvato e finanziato.

 

Educazione alla Salute Sessuale e Riproduttiva (ESSR) 

In collaborazione con istituzioni scientifiche come l’Accademia Italiana per la Salute della Coppia e con gli Ordini di Medici e Psicologi, riconosciamo il dovere essenziale dell’educare i giovani alla consapevolezza e alla responsabilità nello sviluppo dei sentimenti, della sessualità e sul tema della riproduzione, utilizzando linguaggi adatti alle diverse fasce di età. 

È sulla base di questa convinzione che metteremo in atto programmi formativi basati sulle evidenze scientifiche nelle scuole, a partire da quella superiore, per informare, formare e accompagnare le giovani e i giovani sull’ESSR (educazione ai sentimenti, fisiologia della sessualità e della riproduzione umana, rispetto delle identità, scelte e orientamenti sessuali, genitorialità responsabile, stili di vita preventivi delle disfunzioni sessuali e riproduttive, prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili, modalità di accesso ai servizi sanitari territoriali dedicati alla salute sessuale e riproduttiva, prevenzione della devianza e della violenza sessuale e di genere). 

Nell’ambito dell’impegno a favore di una piena consapevolezza sessuale dei nostri giovani, e in linea con iniziative adottate in altri Paesi ed altre regioni, sarà avviata un’iniziativa per la distribuzione gratuita di profilattici ai cittadini under 25 della regione.

 

Promozione della buona alimentazione e degli stili di vita sani
Alimentazione e stili di vita sani sono essenziali per la qualità della vita e la salute dei nostri concittadini. È un tema per noi centrale, direttamente legato a quello della salute: di oggi e di domani. Per questo, in collaborazione con Arsial, abbiamo già avviato programmi ed iniziative nelle scuole e nei prossimi anni continueremo a farlo nell’ambito del nostro programma a sostegno di scuole con servizi migliori. È un punto essenziale, su cui continueremo ad investire, prendendo le migliori esperienze internazionali sul punto e portandole nella nostra regione.

La buona alimentazione ha come prerequisito la produzione agricola e agroalimentare di qualità che il Lazio già oggi garantisce e che va sostenuta con le azioni positive descritte nel terzo capitolo di questo programma, ma anche con tre no decisi alle minacce che incombono sul futuro prossimo e sui quali la Regione agirà con la massima forza:

  • no al Nutri-Score, il sistema di etichettatura degli alimenti oggetto di una proposta legislativa in sede comunitaria che metterebbe a rischio la tipicità e le tradizioni enogastronomiche del nostro territorio;
  • no agli OGM e massimo sostegno alle produzioni biologiche;
  • no alla carne sintetica come surrogato a una corretta educazione alimentare mirata a una adeguata diversificazione del cibo che abbia come unico fine la salute e il benessere delle persone.

 

Prevenzione e trattamento dei disturbi alimentari

I disturbi del comportamento alimentare (DCA) affliggono nella maggior parte dei casi adolescenti e giovani fino a 25 anni, in particolare di sesso femminile. Il senso di solitudine che prova chi ne è affetto e la tendenza emotiva alla rimozione del problema sono spesso alla base del ritardo nell’intervento di contrasto e dei gravi problemi di salute che ne conseguono.

L’impegno della sanità regionale deve consentire di intervenire sulle diverse dimensioni della patologia, su quelle psicologiche e ambientali come su quelle prettamente sanitarie:

  • lavorando sulla prevenzione creando primi punti di incontro, informazione e orientamento aperti a tutti i cittadini con psicologi ed educatori da insediare in maniera capillare facendo leva sulle opportunità offerte dalla nuova sanità territoriale, e in particolare dalle Case della comunità;
  • sviluppando una rete di centri di ricovero e riabilitativi per chi è colpito da un DCA;
  • promuovendo costanti campagne di informazione e di sensibilizzazione sulla problematica dei DCA.

 

Sport e Salute: lo sport per il benessere fisico e sociale

Vogliamo un Lazio dello Sport per tante ragioni. Per i nostri giovani. Per diffondere i valori dello sport nella nostra comunità. Per migliorare la salute fisica e psicologica delle cittadine e dei cittadini del Lazio. Perché fare pratica sportiva è salute. Previene diabete, malattie cardiache, tumori, osteoporosi, obesità. Ha effetti positivi sul piano psicologico. Per questo ci siamo impegnati per diffondere la cultura del movimento, in particolare per i bambini e nell’età più avanzata. Nell’ambito di una complessiva azione a sostegno dello sport nella nostra regione, il legame tra sport e salute sarà sempre più importante, a partire dal recente riconoscimento delle “Palestre della salute”, un modello di promozione sportiva per prevenire e contrastare i fenomeni di senescenza e coadiuvare i percorsi di cura medica delle patologie croniche stabilizzate. È una nuova tipologia di servizio – a vocazione sociale ed intergenerazionale – che unisce lo sport alla promozione del benessere e della salute. Sono strutture “per tutte le età”, che saranno in maniera capillare su tutto il territorio regionale: per rafforzare la sanità del futuro.

 

La psicologia: per stare meglio

Veniamo da tre anni difficilissimi, che hanno messo a dura prova singoli e famiglie. Le nostre abitudini cambiate, i nostri lavori trasformati, la preoccupazione come elemento permanente. La parte psicologica di noi è stata messa a dura prova. Per questo abbiamo investito su questo tema, preoccupandoci prima di tutto dei più giovani. Sul progetto ‘Aiutamente’ – basato su tre linee di indirizzo: scuola, distretti e bonus famiglie – abbiamo stanziato fondi in linea con quelli previsti dal governo nazionale per l’intero Paese: quasi 11 milioni di euro. Oltre a questo abbiamo avviato la sperimentazione dello psicologo nei Punti Unici di Accesso (PUA) e nelle Aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP). È uno sforzo che abbiamo sostenuto con convinzione e con altrettanta convinzione lo proseguiremo nei prossimi anni. 

In particolare daremo precisa attuazione al “Piano di azioni per la Salute mentale” presentato nel dicembre 2022, che sarà la guida programmatoria per le nostre azioni in questa materia: sia sulla persona, sia sul gruppo familiare. Per quanto riguarda, poi, la psicologia dell’emergenza, contrattualizzeremo a tempo indeterminato i dipendenti di Ares 118. E, ancora, daremo continuità alla stagione concorsuale che ha già permesso l’assunzione di 255 nuovi psicologi. Non accadeva da 15 anni e continueremo, con l’obiettivo di garantire ancora maggiore centralità al benessere mentale, lavorando per l’introduzione della figura dello psicologo di base.

 

Il Nuovo Piano Sociale Regionale
Nel 2019, dopo quasi 20 anni, abbiamo approvato il Primo Piano Sociale Regionale improntato a costruire finalmente l’infrastruttura sociale del territorio, con prestazioni sociali essenziali garantite a tutti i cittadini in modo equo e universale, da comuni associati tra loro e integrati con le ASL. Ora ci attende una nuova sfida, che è anche l’opportunità più importante per il nostro welfare regionale, cioè l’approvazione del nuovo Piano Sociale Regionale. Dovrà essere improntato a due direttrici strategiche:

  • sostituire gradualmente politiche pensate per i singoli individui, con politiche  pensate per la/le comunità: le risposte a tutte le persone portatrici di bisogni specifici, saranno orientate alla loro inclusione, più che alla mera assistenza;
  • perseguire definitivamente i tre livelli di integrazione del sistema sociale voluto dalla nostra legge regionale, approvata dopo 16 anni dalla legge nazionale: l’integrazione sociosanitaria, quella tra pubblico e privato, quella territoriale, tra i Comuni e tra questi e la Regione.

 

Welfare e comunità. Conoscersi e riconoscersi
Siamo convinti che al centro delle Politiche di welfare non ci debbano più essere gli individui ma le nostre comunità, i luoghi, i gruppi, i progetti e i servizi capaci di sviluppare vera aggregazione, inclusione e spirito di appartenenza al proprio quartiere, al proprio territorio. 

In quest’ottica, Il servizio sociale sarà organizzato non più per specialità settoriali, secondo il bisogno del singolo, ma in un’ottica territoriale, così da essere vicino fisicamente alle famiglie e a dove vivono, più visibile e raggiungibile dai cittadini. Saranno previsti, in quest’ottica, il finanziamento e la realizzazione di poli civici per la diffusione degli interventi del Welfare di comunità.

Negli ultimi anni, sono aumentate le risorse nazionali e regionali per il Welfare e i distretti hanno cominciato a riassumere assistenti sociali, che oggi sono di più, e più giovani e aggiornati. È stato fissato il Livello Essenziale di Prestazione Sociale Nazionale (LEPS) di un assistente sociale ogni 5000 abitanti, e quello della supervisione professionale del servizio, e sono state messe in campo le risorse per perseguirlo. È il momento giusto per una riforma organizzativa del servizio, che tenga insieme la competenza e l’esperienza nel singolo settore con una organizzazione basata sulla prossimità.

 

Welfare e comunità. Combattere la povertà e azzerare la solitudine
La vulnerabilità e la povertà sono condizioni che toccano moltissimi nostri concittadini. È una vera emergenza. Noi la stiamo affrontando con determinazione. A dimostrarlo bastano i dati del nuovo “Piano per il contrasto alla povertà 2021-2023” che destina alla povertà 160 milioni di euro e toccherà circa 900 mila nostri concittadini.

Delle diverse forme di povertà delle nostre comunità, quella su cui è più urgente incidere è la solitudine. Perché è questa che toglie speranza e fiducia alle persone, in sé stessi, verso gli altri e verso le istituzioni. Oltre agli strumenti di contrasto alla povertà economica (sostegno al reddito, alla casa, per la formazione e il lavoro) metteremo in campo un programma di inclusione sociale e di contrasto alla solitudine: 

  • sostenendo e rafforzando gli interventi e le reti di volontariato di prossimità nei quartieri, a favore degli anziani, in ospedale, per le persone senza dimora; 
  • promuovendo la loro integrazione, in modo che la loro presenza sia visibile, riconoscibile e ‘accessibile’ a chi voglia offrire sostegno e vicinanza, nei quartieri e nei territori.

 

Welfare e comunità. L’Integrazione sociosanitaria
Con le più recenti iniziative normative relative ai diritti delle persone con disabilità, la risposta ai bisogni delle persone più fragili può essere finalmente costruita superando rigidità burocratiche che limitavano la gestione delle risorse disponibili (sanitarie, sociali, private). La nuova impostazione mira a realizzare progetti destinati ai cittadini e alle loro famiglie: con l’integrazione dei luoghi di accoglienza del cittadino (le case di comunità), la collaborazione professionale tra operatori sanitari e sociali e la sinergia amministrativa tra i distretti sanitari e quelli sociali.

 

Welfare e comunità. L’Integrazione pubblico-privato
Per costruire comunità di cui tutti si sentano parte, la Regione deve essere ‘regista’ dell’interazione tra i diversi attori del Sistema Integrato Sociale: a quelli pubblici tradizionali – la stessa Regione e i Comuni associati in distretti sociosanitari – si aggiungono oggi le 12 ASP (Aziende Pubbliche di Servizi alla persona) nate dalla trasformazione delle 59 IPAB. 

Il loro numero più ridotto e la loro maggiore efficienza, rendono le ASP maggiormente in grado di essere effettive protagoniste del welfare: finalmente capaci di erogare servizi di qualità, sono oggi punti di riferimento per il terzo settore del territorio e partner dei Comuni di ogni dimensione. Coniugando la capacità organizzativa del privato con la trasparenza e le garanzie del soggetto pubblico, contribuiranno a sviluppare il welfare nei settori innovativi in territori con meno risorse organizzative anche per i servizi tradizionali.

Il nuovo welfare ha poi bisogno degli Enti di Terzo settore. In quest’ottica, la riorganizzazione del Registro Unico del Terzo Settore è l’occasione per rilanciare il ruolo sussidiario di un comparto enormemente cresciuto  negli anni e che oggi rappresenta un vero motore locale dell’innovazione sociale. Il nostro obiettivo è la sua piena integrazione con  le politiche pubbliche.

Nel corso della prossima legislatura approveremo la riforma del Terzo settore a livello regionale, con un lavoro di condivisione con le rappresentanze del Terzo settore, per promuovere lo sviluppo degli enti del Terzo settore e, sulla base del principio di sussidiarietà previsto dall’art. 118 della Costituzione e del nuovo Codice, favorire l’apporto di tali enti al perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

 

Welfare e comunità. Invecchiare attivamente
Si è anziani a partire dai sessant’anni. E questo significa tempo davanti per essere pienamente coinvolti nella società, significa essere utili alla comunità e a sé stessi. Significa, banalmente, essere una risorsa e non un onere. Nel 2021 la Regione ha approvato una legge sull’invecchiamento attivo. Al centro della nuova legge, l’integrazione delle politiche regionali a favore degli anziani e la valorizzazione delle persone di ogni età come risorsa per la comunità. Questo obiettivo è perseguito con progetti che li considerano protagonisti attivi delle loro comunità, prevenendo e allontanando nel tempo le loro necessità di assistenza. Una condizione che passa, innanzitutto, dal potenziamento della sanità di territorio e dell’assistenza domiciliare e da servizi innovativi quali il supporto nel nuovo mondo digitale. I prossimi saranno gli anni della piena attuazione della legge: da sostenere con i fondi e l’attenzione amministrativa necessari.

 

Welfare e comunità. Centri Anziani
I centri anziani del Lazio sono luoghi di socialità e di vita, spazi di comunità che sosteniamo con convinzione. Con le linee guida del 2019, sono stati tutti trasformati in Enti del terzo settore: con l’obiettivo di rafforzare una vera partecipazione degli anziani alla vita e alle decisioni di ogni centro. Oltre a questo è stata creata una vera rete regionale di oltre 600 centri: è presente nell’85% dei comuni del Lazio e ad essa aderiscono circa 100.000 cittadini. Con tre diverse edizioni del progetto TE Lazio sono state finanziate le loro attività con oltre 6,1 milioni di euro. 

Continueremo in questa direzione, anche verificando l’attuazione della legge e istituendo, in linea con altre esperienze amministrative, la figura del “Garante della Terza età”, in modo da fungere da stimolo alla Regione per iniziative costantemente allineate alle esigenze della popolazione anziana della Regione.

 

Welfare e comunità. L’inclusione della disabilità e della non autosufficienza
L’impegno per le persone con disabilità e non autosufficienti ha significato in questi anni:

  • 11 milioni di fondi europei, che hanno aiutato più di 1300 persone e le loro famiglie;
  • il riconoscimento, per la prima volta, della figura del caregiver familiare come portatore di bisogni specifici distinti da quelli dell’utente con disabilità, con la programmazione di servizi e interventi di sollievo;
  • 23,7 milioni di euro, per le persone in condizioni di gravissima disabilità (e a favore dei pazienti di sla), con l’adozione di linee guida per la erogazione dei servizi, attraverso un percorso partecipato con le associazioni e la Consulta regionale per la disabilità;
  • la realizzazione di 8 Agenzie per la Vita Indipendente sul territorio regionale, per promuovere autonomia ed inclusione; 
  • la definizione di percorsi di supporto alla domiciliarità;
  • la programmazione di 4 centri polivalenti per le persone con disturbi dello spettro autistico: un modello moderno di inclusione, basato sulle risorse della comunità e delle reti territoriali.

Le nostre priorità per il futuro di questo ambito, così cruciale per moltissime famiglie, sono:

  • una nuova cultura dell’abitare per le persone con disabilità, che consenta  anche alle persone con disabilità che diventano adulte, la scelta di una propria dimensione di “casa”, come luogo di realizzazione personale e di relazione. Per far questo, è necessario abbandonare le strutture e gli istituti e promuovere contesti di vita in appartamenti e in comunità alloggio di piccole dimensioni;
  • incrementare e consolidare l’assistenza domiciliare: sia in termini qualitativi (con maggiore integrazione, maggiore qualità, libertà di scelta del gestore che eroga il servizio tra quelli accreditati); sia in termini quantitativi, con l’aumento dei fondi regionali destinati a questo obiettivo; 
  • rendere effettivo il diritto al lavoro per le persone con disabilità garantito dalla legislazione, attraverso il sostegno alle cooperative sociali e alla collaborazione con le aziende produttive e con le associazioni di categoria;
  • promuovere l’inclusione delle persone con disabilità nella comunità, attraverso il sistematico coinvolgimento degli organismi di tempo libero, di associazioni sportive, del mondo dell’associazionismo e del volontariato;
  • proseguire con il sostegno ai comuni nell’adozione dei Piani di eliminazione delle barriere architettoniche e nella loro attuazione (PEBA);
  • potenziare la figura del “disability manager”, istituita con la legge regionale n. 1/2020, specializzata nel seguire i processi di inserimento delle persone con disabilità. In particolare verrà incentivata l’applicazione e la diffusione dell’utilizzo di questa nuova figura professionale con programmi di formazione dedicati sia alle imprese che alle amministrazioni locali.

 

Welfare e comunità. I bambini e le giovani famiglie
Ad oggi il Lazio conta solo il 38% dei comuni con almeno un servizio educativo presente, molto lontano dall’obiettivo nazionale del 75%. Un posizionamento migliore della nostra regione è nel tasso di copertura, ovvero nel rapporto tra posti in nido presenti su tutto il territorio (31.750) e i bambini sotto i 3 anni. Ma anche se il nostro dato regionale, del 28%, è superiore alla media nazionale, l’obiettivo europeo del 33% deve essere ancora raggiunto.

Il quadro è in cambiamento. Con la legge regionale n. 7/2020, il Lazio si è, infatti, dotato, dopo 40 anni, di una nuova legislazione sul sistema educativo per l’infanzia. 

La nuova disciplina ha regolato il sistema di qualità dei servizi, attraverso l’accreditamento; ha stabilito rette e fasce ISEE omogenee per tutta la regione; ha fissato un costo standard dei servizi; ha ammodernato i requisiti di funzionamento dei nidi, ha disciplinato i servizi integrativi e sperimentali e quelli nei contesti di lavoro. 

È una legge che attueremo con decisione per raggiungere gli obiettivi di offerta dei servizi alla cittadinanza e portarli ai livelli delle regioni più avanzate. Siamo già concentrati su questo tema. Negli ultimi tre anni abbiamo raddoppiato il finanziamento annuale dei servizi (da 10,5 milioni a  21 milioni) e investito 6 milioni di fondi europei per l’abbattimento delle rette. Continueremo questa attenzione con priorità chiare: 

  • consolidare e sviluppare la rete dei servizi, investendo prioritariamente sui territori periferici più scoperti; 
  • diminuire ulteriormente le rette per le famiglie; 
  • garantire i livelli di qualità dei servizi previsti dalla legge.

 

Welfare e comunità. Il diritto dei bambini ad una famiglia
Nel 2019 la Regione Lazio ha adottato, prima in Italia, un regolamento regionale sull’affidamento familiare. È un atto che risponde ad una precisa visione strategica sul futuro dei bambini in condizioni particolarmente vulnerabili. Siamo convinti che un Lazio di comunità, ha qui un punto qualificante. 

Il nostro obiettivo è rafforzare quella risorsa preziosissima e potente che è la disponibilità all’accoglienza di bambini che cercano un nuovo e temporaneo contesto familiare. Lavoreremo, quindi, per far conoscere e diffondere questa possibilità ancora poco diffusa: investendo in specifiche campagne informative e di sensibilizzazione, costruendo un solido coinvolgimento dell’associazionismo familiare e del terzo settore.

Continueremo ad impegnarci con la stessa attenzione sul tema delle adozioni internazionali. Qui il Lazio è una delle poche Regioni a vantare un servizio ad hoc, in convenzione con la Regione Piemonte, unico ente pubblico autorizzato dalla Commissione Adozioni Internazionali. La precarietà economica, la pandemia, l’instabilità internazionale diffusa hanno portato ad una ‘crisi’ delle adozioni. E questo rende ancor più urgente il rilancio di una politica pubblica, fondata su due assi:

  • la promozione della disponibilità delle famiglie all’accoglienza in adozione nazionale ed internazionale;
  • il sostegno alle famiglie adottive lungo tutta l’infanzia e l’adolescenza del bambino adottato.

La Regione ha anche sviluppato una rete di sei centri di contrasto agli abusi e ai maltrattamenti che ha nel “Centro Giorgio Fregosi” la sua punta d’eccellenza. Intendiamo sostenere e diffondere ulteriormente questa rete che opera in sinergia con le ASL di tutto il Lazio, rendendola più capillare sul territorio per ridurre i tempi di attesa delle tante famiglie e bambini che hanno bisogno di aiuto.

 

Welfare e comunità. Inclusione e partecipazione delle persone straniere
La Regione può e deve avere un ruolo importante nel contribuire a governare il fenomeno migratorio in maniera efficace e rispettosa dei diritti e della dignità delle persone.  Gli interventi di inclusione, accoglienza e integrazione rivolti ai migranti e comunità emarginate, diretti in particolare alle misure di contrasto alla povertà infantile, sono tra le priorità comunitarie da garantire nel quadro del settennato 2021-2027 del Fondo Sociale Europeo Plus. 

Lavoreremo in questo senso e con questi strumenti per:

  • contribuire alla realizzazione di progetti di sponsorship e corridoi umanitari promossi da realtà del terzo settore che operano nel territorio;
  • finanziare progetti che valorizzino l’accoglienza diffusa nei Comuni e l’inclusione socio-lavorativa nel territorio di richiedenti asilo e rifugiati;
  • promuovere l’adozione di strumenti che favoriscano la piena partecipazione alla società delle persone straniere che vivono e lavorano nella nostra regione.

 

Welfare e comunità. L’inclusione delle vittime e degli autori di reato
In questi anni la Regione ha anticipato e realizzato una vera riforma dei diritti delle vittime e degli autori di reato. È stato, innanzitutto, istituito un centro di giustizia riparativa e mediazione penale anticipando la riforma della giustizia approvata dal Parlamento (c.d. “Riforma Cartabia”). Si è avviato un percorso per la realizzazione di una rete regionale di sportelli di ascolto delle vittime di qualsiasi reato, spesso lasciate troppo ai margini delle vicende giudiziarie che le riguardano. Sono state realizzate strutture di accoglienza per detenuti che non potevano accedere agli arresti domiciliari per mancanza di alloggio adeguato, tra cui giovani madri con bambini piccoli, costretti al carcere insieme alle proprie mamme. 

Siamo convinti che giustizia sia anche dare a chi ha commesso un reato la concreta possibilità di reinserirsi attivamente nella società. Per questo proseguiremo nei progetti avviati, in particolare favorendo quelli di inclusione attiva delle persone condannate – sia a fine pena, sia in alternativa al carcere – sia potenziando la rete degli sportelli di ascolto delle vittime su tutto il territorio.

 

LA PERSONA ‘AL CENTRO’: GLI INVESTIMENTI PER IL LAZIO DI DOMANI

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